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Paragrafo 5 . La realizzazione di una monarchia costituzionale.

     
La  nuova  organizzazione  amministrativa  favor  la  nascita  di  un
movimento,  in  parte  spontaneo e in  parte  promosso  dalle  guardie
nazionali  locali, intenzionato a dar vita ad una grande  federazione,
che aveva come obiettivo non la formazione

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di  uno stato federale, come sembrerebbe suggerire il termine,  ma  la
rifondazione  dell'unit  nazionale  attraverso  il  superamento   dei
privilegi   e   dei  particolarismi.  Le  iniziative   del   movimento
culminarono  nella  grande festa della federazione,  che  si  tenne  a
Parigi  il  14 luglio del 1790, primo anniversario della  presa  della
Bastiglia.  I  federati sfilarono di fronte ad una  folla  di  pi  di
300.000  persone  e  la  cerimonia si concluse con  il  giuramento  di
fedelt  alla  nazione  ed alla costituzione,  prestato  prima  da  La
Fayette  a  nome  dei  federati,  poi  dal  presidente  dell'Assemblea
nazionale e infine dal sovrano.
     La  generale euforia della festa della federazione era  segno  di
un  diffuso  consenso nei confronti della rivoluzione, ma  l'unanimit
che pareva testimoniare era solo apparente. Causa di contrasti sociali
era  il  problema  finanziario; per soddisfare le crescenti  necessit
dell'erario,  infatti,  gli  assegnati,  trasformati  in   cartamoneta
nell'aprile del 1790, vennero successivamente emessi in quantit  tale
da   provocare  una  gigantesca  inflazione,  che  fece  ulteriormente
crescere  il  prezzo  dei  generi di prima  necessit,  aggravando  il
disagio delle classi lavoratrici. Risultarono invece avvantaggiati gli
speculatori,  che  utilizzarono gli assegnati per  acquistare  i  beni
espropriati  della  Chiesa. Questi, fra l'altro, vennero  generalmente
venduti  in  appezzamenti  di  grandi dimensioni,  a  beneficio  della
borghesia  urbana  e dei contadini pi facoltosi; si  form  cos  una
nuova  classe  di  proprietari terrieri,  convinti  sostenitori  della
Rivoluzione,   ma   contemporaneamente  si   diffusero   atteggiamenti
antiborghesi e controrivoluzionari tra le masse rurali.
     L'unanimit  venne  fortemente  compromessa  dalla  decisione  di
sottomettere  la Chiesa allo stato, attraverso la costituzione  civile
del clero, approvata dall'Assemblea nazionale nel luglio del 1790. Con
tale  provvedimento l'organizzazione ecclesiastica venne modellata  su
quella  amministrativa: furono istituite 83 diocesi corrispondenti  ai
dipartimenti,  i  cui  vescovi  e  parroci  avrebbero  dovuto   essere
designati  dalle  varie assemblee elettorali locali.  Tutte  le  spese
erano  a  carico dello stato, comprese quelle per il culto e  per  gli
stipendi  degli ecclesiastici. Questi ultimi, nel dicembre  del  1790,
vennero  obbligati,  come ogni altro funzionario  statale,  a  giurare
fedelt alla nazione francese ed alle sue istituzioni.
     La  reazione della Chiesa, gi colpita dall'abolizione del regime
feudale  e  dalla confisca dei beni, fu in gran parte negativa:  quasi
tutti  i  vescovi  e  la met dei parroci si rifiutarono  di  prestare
giuramento  e per questo vennero definiti "refrattari", mentre  quelli
che  giurarono  furono  chiamati "costituzionali".  L'opposizione  dei
primi si rafforz dopo la condanna della costituzione civile del clero
espressa nella primavera del 1791 da papa Pio sesto. Nel complesso  le
misure  decise  dall'Assemblea nazionale in materia  religiosa  ebbero
effetti pi negativi che positivi per la rivoluzione, perch offrirono
ai  controrivoluzionari  un efficace mezzo di propaganda,  consentendo
loro  di presentarsi come difensori della fede cattolica, perseguitata
dai  rivoluzionari,  indicati come nemici di Dio  e  della  religione.
L'ostilit  nei  confronti della rivoluzione si manifest  soprattutto
nelle  regioni occidentali e meridionali, dove la presenza  dei  preti
refrattari  era pi consistente e le masse rurali sentivano fortemente
l'influenza della Chiesa.
     Un  colpo decisivo all'unit nazionale venne inferto dallo stesso
sovrano,  che  la  notte tra il 20 e il 21 giugno del  1791  tent  di
fuggire  dalla Francia insieme a tutta la famiglia reale.  Scoperti  a
Varennes, vicino al confine
     
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     con  i  Paesi Bassi austriaci, i fuggitivi vennero ricondotti  in
stato d'arresto a Parigi.
     Il  tentativo  di  fuga del re, che comprovava i  contatti  della
famiglia reale con gli aristocratici francesi fuggiti all'estero e con
gli  altri sovrani europei in funzione controrivoluzionaria,  mise  in
crisi   il   programma   della  maggioranza  moderata   dell'Assemblea
costituente,   che   mirava  alla  realizzazione  di   una   monarchia
costituzionale.  Le  forze  rivoluzionarie pi  avanzate  cominciarono
allora  a mettere in discussione l'istituzione monarchica e a  parlare
apertamente  di  repubblica. La maggioranza  dell'Assemblea  cerc  di
frenare le spinte antimonarchiche, affermando che la destituzione  del
sovrano  avrebbe  potuto spingere le monarchie  europee  a  dichiarare
guerra  alla Francia ed anche causare una guerra civile, e alla  fine,
accreditando  la tesi secondo cui il sovrano non era  fuggito  ma  era
stato rapito contro la sua volont, lo reintegr nelle sue funzioni.
     Le manovre a sostegno del re non scoraggiarono i repubblicani;  i
cordiglieri  avviarono  una  raccolta  di  firme  per  una   petizione
antimonarchica. La reazione dell'Assemblea fu durissima: il 17 luglio,
proprio mentre la petizione con seimila firme stava per essere deposta
sull'ara  di Campo di Marte a Parigi, la guardia nazionale,  comandata
da  La  Fayette,  spar  sulla folla, uccidendo  cinquanta  persone  e
ferendone  circa duecento. La strage di Campo di Marte fu  seguita  da
una vasta repressione nei confronti delle forze democratiche, dei loro
club  e  dei  loro  giornali: molti, tra cui Danton  e  Marat,  furono
costretti a fuggire o a nascondersi.
     Arginata    la   spinta   democratica,   l'Assemblea    nazionale
costituente  port  a termine i suoi lavori con l'approvazione,  il  4
settembre  del  1791,  della costituzione,  alla  quale  il  re  giur
fedelt.  Anticipata  dalla  emanazione  delle  leggi  necessarie  per
avviare il nuovo assetto istituzionale, come quella per la definizione
dell'apparato  politico-amministrativo, essa concludeva  coerentemente
una  fase  del  processo  rivoluzionario caratterizzata  dall'egemonia
della   borghesia.  La  nuova  costituzione,  infatti,  stabiliva   la
separazione  dei poteri fondamentali, attribuendo quello esecutivo  al
re  e  ai  ministri da lui scelti, quello legislativo ad  un'assemblea
eletta  dal popolo e quello giudiziario alla magistratura. A  tutti  i
cittadini era garantito l'esercizio dei diritti naturali e civili,  ma
il  godimento  di  quelli politici era riservato a  pochi,  perch  un
sistema   elettorale   censitario   e   a   doppio   grado   escludeva
dall'elettorato attivo e passivo gli strati pi poveri della  societ.
Alle  cariche  elettive, anche a quelle dei livelli  territoriali  pi
bassi, potevano in pratica accedere solo i possidenti e i notabili.
     Eletta   l'Assemblea  legislativa,  i  membri   della   disciolta
costituente, che, in base ad una legge da loro stessi votata prima  di
sciogliersi,   non  avrebbero  fatto  parte  della   legislativa,   si
salutarono   al  grido  di  "Viva  il  re!  Viva  la  nazione!":   era
ufficialmente  nata  una monarchia costituzionale e  parlamentare;  la
rivoluzione era dunque finita... o almeno cos sembrava.
